Da  tempo mi confronto con la radice dell’ulivo. Ho acquisito il mio “saper fare” tramite un paziente lavoro sul legno e su me stesso. Quando guardo le mie sculture vedo che hanno volumetrie strane, forme bizzarre, come strane e bizzarre sono talvolta le forme degli alberi sui quali distrattamente posiamo lo sguardo. Quello che unisce i miei lavori credo sia proprio il rispetto della forma originale del legno, che piano prende forme più decise ai miei occhi, ma che spesso sono cose diverse per un altro che le guarda.


Non a caso le risultanze plastiche incitano alla visitazione del ritrovamento Trovo le radici grezze degli ulivi nel mio territorio. Hanno forme e dimensioni diversissime, e quando sono molto grandi il trasporto diventa un’impresa. Ospito il legno nel mio laboratorio accatastato alla rinfusa, poi, dopo un po’ di tempo, qualcuno di questi ospiti si mette in una luce particolare, suggerisce una probabile forma, e finisce sul mio tavolo. Capita che in due ore avvenga la sua trasformazione pressoché definitiva, capita altre volte che rimanga lì, semilavorato, per un tempo anche lunghissimo: ma alla fine “ogni spirito arriva a domine”.


Talvolta le figure ricordano animali in forme che sono plastiche e dinamiche: ma sono animali fantastici, alle volte facilmente identificabili salvo poi diventare altro se ci si sposta di un passo. Talvolta sono maschere, con tutto il portato perturbante di questi oggetti. Altre volte sono figure di uomini che originano dal legno, e quindi sono figure ancora contorte, che sembrano faticare a prendere forma ma che indicano slancio vitale. Quando la forma della radice me lo consente costruisco presepi e, quando sono di buon umore, mi piace plasmare forme “antipiccio”.